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giovedì, 06 dicembre 2007

Welcome to Miami, bienvenidos a Miami

In aereoporto appena scendi un messaggio dice "welcome to miami and its beaches -  bienvenidos a miami y sus playas" poi c'ט un ritratto di george bush e un albero addobbato. Saranno pazzi?
Le palme in citta e lungo mare sono piene di lucine colorate, sembrano quelle di palermo dopo un giretto in un quadro di Schifano. MMMM non mi convincono molto. Saranno pazzi?
Il nostro allestitore ha i capelli corti e maculati come una poltrona di dolce e gabbana e dice sempre Gotcha gotcha. Sarà pazzo? Ma ha questa fottuta visione ottimista delle cose.
E SUV, solo suv dappertutto.
Appena torno troviamo un modo per trapassare al nuovo anno senza fare troppo caso al week end del 25.
Torno?
 
postato da: 001 alle ore 09:50 | link | commenti (2)
categorie: mare, viaggi, cultura, arte, lavoro, amicizia, natale, 2007
lunedì, 12 novembre 2007

Tutto il calcio minuto per minuto

Dentro un'aria tagliente a vetrini di un pomeriggio nudo
la radio dietro alle persiane e tutto il calcio, minuto per minuto...

Stop alle sigarette. Stop alla vendita dell'alcool dopo le due del mattino. Mi chiedo solo perchè, nel Paese del proibizionismo e dei divieti che spesso lasciano davvero il tempo che trovano, non si possa definitivamente smettere di legalizzare una guerriglia urbana incivile e indecente ogni weekend che dio manda al mondo. Perchè continuare a esasperare ostilità, disprezzo e violenza di un branco di invasati che nulla ha a che vedere con lo sport, la passione, l'onesta competizione agonistica.
Basta spendere i soldi dei contribuenti per pagare uomini delle forze dell'ordine che potrebbero essere impiegati in un modo ben più proficuo che per giocare a guardie e ladri in tenuta antisommossa.

Che poi, ci scappa pure il morto.
(Per quanto io creda fermamente, per questo specifico episodio, all'assurda casualità della vita.)

lunedì, 08 ottobre 2007

Consigli di lettura

reginaRegina
Giancarlo Pastore
Bompiani, 2007
12 €

"Chi eri veramente, mamma?"
Una madre, un figlio, un mistero, una grande storia d'amore

Dove va Regina quando esce di casa? E perchè si fa chiamare così? Cosa c'è di vero nelle storie fantastiche che si inventa per dare un senso alle sue assenze? Non c'è modo di saperlo per suo figlio Jacopo, perchè Regina parla solo la lingua ambigua e immaginaria dei racconti che si inventa. Così l'infanzia di Jacopo scorre senza risposte, con una nonna analfabeta e primitiva e una madre inafferrabile, fino a quando una videocassetta gli finisce tra le mani e il segreto tanto ben custodito si spezza. Il mondo di Regina, però, anzichè chiarirsi si fa ancora più oscuro perchè lei, la guardiana dei misteri, muore suicida. E' a questo punto che il romanzo inizia, da quando il giovane protagonista deve cominciare a capire in cosa consiste, realmente, la sua eredità. Per riuscirci, Jacopo dovrà affrontare, privo di ogni mezzo tranne l'immaginazione, una serie di prove, a partire dal confronto con il mondo dei film hard a cui sua madre apparteneva. Ad accompagnarlo in questo viaggio, che si pone al tempo stesso come ritorno a casa e uscita necessaria dai reami dell'infanzia, una spia in missione speciale, una pantera in fuga, apparizioni di vampiri, e altre architetture notturne. Mentre la figura di Regina lentamente riappare, rischiarata da una nuova e più limpida luce, che ne sarà di Jacopo al termine di questa insolita, personalissima indagine?

postato da: 003 alle ore 12:20 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, cultura, riflessioni, libri, arte, amicizia, passato, torino, attualità, 2007
sabato, 14 aprile 2007

Niente è per sempre

Non ce l'ha fatta.
Il lampioncino del ponte Milvio al quale gli innamorati dei tempi nostri aggrappavano i loro sogni ha ceduto. Schiacciato dal peso dei lucchetti mocciosi. Divelto dall'onere di custodire quelle ingenue promesse di eternità.
Stonf.

giovedì, 05 aprile 2007

Agarra la onda!

Domani sera (venerdì 6 aprile), ore 22.00 circa, sul palco di Hiroshima Mon Amour, i Persiana Jones festeggiano il 1000° concerto. Data l'eccezionalità dell'appuntamento, il live sarà trasmesso in streaming video su www.lastampa.it. Per chi, invece, vuole esserci (perchè esserci è un'altra cosa), ticket 8 euro.
Per i profani, ska core. Dal 1988 (inutile dirvi che mi ricordo i primi concerti, vero?).
Best hit: Tremarella, remake. 

Ecco, proprio a sottolineare la differenza di segnalazioni tra Nostra Maestra di Stile e la skazzona scrivente.

postato da: 003 alle ore 14:08 | link | commenti (2)
categorie: musica, cultura, cazzate, amicizia, internet, torino, alcool, dipendenze, 2007
mercoledì, 04 aprile 2007

La Repubblica-Torino, oggi

A pagina XII, rubrica Giorno & Notte, c'è un bell'articolo sulla mostra che a Milano ha riscosso un enorme successo e che ora arriva a Torino, Palazzo Cavour. Il titolo è questo: NEFER. Moglie, faraona, sacerdotessa. Le donne nell'antico Egitto.

I commenti li lascio a voi!

postato da: 006 alle ore 16:54 | link | commenti (4)
categorie: cultura, milano, cazzate, arte, cucina, pasqua, attualità, 2007
martedì, 03 aprile 2007

First Day Of My Life #Bright Eyes



Il video è bellissimo perché romantico e qua si è parecchio sensibili a ciò che lo è. Le coppie e le loro dinamiche. Mica che ognuna ne vive UNA. Tutti le viviamo TUTTE in sequenza e forse è la cronologia dell'evoluzione dei vari momenti che rende ogni coppia unica. Scappo, mi prendi. Scappi tu, ti prendo. Sto in disparte, vieni qui, mi dici. Stai in disparte: ti salto al collo. Ti butto giù dal divano e poi ti tiro tra le mie braccia. Ti fisso mentre sei pensieroso: voglio entrare nei tuoi occhi e vedere dove arrivano, intanto aspetto. Ti bacio. Prendo i baci. Non sei che in una foto. Sei nel mio grembo. Noi abbiamo un lungo percorso alle spalle. Ne abbiamo uno davanti da calcolare passo a passo. Mischiamo le tappe. Ci sono mille momenti in attesa. Intanto mi metto tra le tue spalle, se posso.

lunedì, 02 aprile 2007

Come Dio comanda

Reduce da un'altra domenica uggiosa di divano, e questa volta di Ammaniti. Lo so, lo so che Ammaniti non è Moccia e non se ne può parlar male. Lo so, lo so che piace a tutti e che è tradotto in 44 Paesi -sic!- (44 Paesi??? Pensavo non esistessero nemmeno, 44 Paesi). Premessa debita, lessi Ti prendo e ti porto via quando non se ne poteva fare a meno, in una notte, e mi piacque. Con lo stesso slancio comprai e divorai Io non ho paura, e quando lo chiusi decisi che io e Ammaniti avevamo più poco da dirci. Perchè in generale una trama che prende, che fila, che scorre bene - cinematograficamente parlando - non credo sia sufficiente per determinare quello che io considero un buon libro. La buona letteratura è anche stile, è proprietà di linguaggio e sicurezza di parola, è non solo azione ma anche sensazione, poesia, il quid che costituisce valore aggiunto.
Detto ciò, andiamo alla rubrica della critica in 10 punti che - lo so con certezza - tanto vi appassiona:
 
1. Ammaniti è paraculo esattamente quanto Moccia.
2. Come Dio comanda sembra un frullato di tutti gli altri libri di Ammaniti. Personaggi già visti, situazioni che tornano, ambientazioni familiari. Il ragazzino, il padre nazi, il fedifrago, lo scemo del villaggio, il devastato. E ancora, la provincia dimenticata, i furbetti del quartierino, il bosco, il pozzo. Tutto rinviene. E, perdonatemi, come qualcosa di digerito male.
3. Ammaniti sta in fissa con i cellulari, gli essemmesse, le videoriprese. E con la denuncia sociale - finta - della modernità, dei media, della spettacolarizzazione della vita. Ma senza risolverla. Insomma, il cinismo, l'ironia, la critica sono un'altra cosa: questa è un'occhiata che galleggia in superficie, un affresco corale e sociale appena abbozzato.
4. Mal di testa si scrive così. Tre parole staccate. Mal di testa. Le licenze poetiche, Niccolò, lasciamole a Dante.
5. Moccia è pop trash, Ammaniti splatter. Ma lo splatter, Niccolò, lasciamolo a Bukowski. Ché non basta scrivere cazzo o simulare un pompino o descrivere un cranio diviso in due o i resti di cibo ammuffito su un lavandino dentro il quale si piscia per essere splatter. Fa schifo e basta. Gratis.
6. I personaggi sono scaduti. La finta ingenuità è scaduta. Occhei, ci innamoriamo di eroi negativi. O meglio, normali, con un'anima complessa che li rende umani. Ma sono sfigati da morire, per questo ci affezioniamo a loro. A uno muore la figlia. L'altro piglia una scossa da milioni di volt e sta tutto brasato di cervello e schizofrenico nei movimenti. Il nazi è violento e rissoso perchè è evidentemente in debito d'amore. E siccome non siamo di pietra, noi tifiamo per loro. Ma è indotto, questo atteggiamento del lettore. Non naturale. E si basa su quello che sono, in origine, prima della storia.
7. Fiaba o realtà? Perchè di reale non c'è nulla. Niccolò raccontami che esiste una notte con una tempesta così. Che succede che un'insegna di un campeggio sventra un camper mentre due ci stanno passando la loro unica notte d'amore. Che a uno piglia un aneurisma mentre va a salvare l'amico (sollevando un masso da 50 chili). Che uno trova in un fiume in piena le chiavi dell'auto gettate cinque anni prima. E però della fiaba mancano degli elementi costitutivi. Stiamo sempre lì, nulla di risolto, tutto che oscilla.
8. E per continuare, vogliamo dimostrare che Dio esiste? O che Dio non esiste? O che esiste un Dio cattivo che affonda il colpo sugli sfigati? O è il destino, il nostro Dio? O il libero arbitrio? Una risposta, perDio.
9. Ammaniti non finisce le storie. Come in tutto, rimane lì, non risolto. E nemmeno, come dire, te lo puoi ricavare. Può essere tutto o niente, ogni volta ho la sensazione che mi stia dicendo che ci sarà una seconda puntata. Un sequel. Io non capisco, non ci arrivo. Un tot di personaggi scompare in corsa, e la storia finisce per mancanza di attori? E i superstiti? Che succede ai superstiti?
10. L'ammore non esiste. E quando esiste, è breve, effimero, bastardo, cieco, traditore.
mercoledì, 28 marzo 2007

Scusa ma ti chiamo amore

Eccomi qui, riemersa dall'esilio Moccia al quale mi sono volontariamente sottoposta per un paio di giorni (662 pagine). Per motivazioni esclusivamente sociologiche, ovvio. E prima ancora, per riuscire a capire e condividere la psicologia spicciola delle mie amiche e dei loro rispettivi. Perchè se c'è una grande verità che dobbiamo riconoscere a 002, è proprio questa: il libro di Moccia parla di noi trentenni o su di lì. Parla, oddio. Abbozza.
Bene. Mi permetto dunque una serie di considerazioni, che sintetizzerei nei seguenti dogmi:

1. Moccia è un paraculo (e scrive come me. a 16 anni, però).
2. Non si capisce perchè diamine i personaggi dei suoi libri non possano avere dei nomi normali. Che so, Lucia. Giovanna. Francesca. Paola. No, invece Niki (senza ipsilon). E vabbè.
3. 662 pagine possono essere tranquillamente condensate in un bignami da 250, senza che la storia subisca grosse amputazioni di contenuto e di significato.
4. Niki e le sue amiche 17enni si chiamano Le Onde. E non Le Comari. Ma tant'è.
5. Nella vita bisogna sempre inseguire la leggerezza, la sostanza, l'essenza. E il tempo ti darà ragione. Nel senso che hai sempre una buonissima e fottutissima ragione per farlo. Solo che la scopri a pagina 600. E sticazzi.
6. I cuoricini e le nuvolette e Battisti si sprecano, nel libro. Immaginate di frullare tutti gli Harmony del mondo e tutti i film d'amore che siano mai stati girati. E non ci siete ancora, ve lo assicuro.
7. Il luogo comune regna sovrano (dal collier con diamante al vestito nero lungo scollato alla fisarmonica al ristorante alla colazione a letto a lei che si alza i capelli e lui le allaccia il suddetto collier al sesso perfetto alla sottoveste di seta a lei che dorme con indosso la camicia azzurra di lui etc etc etc etc verso l'infinito). I personaggi si comportano esattamente come vi aspettate che si comportino. L'investigatore privato in perfetto stile Nick Belane che si scopa l'assistente (ma poi, siccome è Moccia e non Bukowski, scopri che è la moglie e ancora cuoricini e nuvolette). Il pubblicitario stronzetto che pippa di coca. La modella russa che ci sta senza problemi. Il tarro (boro) di periferia che per tirar su due soldi mi diventa novello banda della magliana (ma poi, siccome è Moccia e non La Vita, si redime immediatamente e si mette a fare l'idraulico onesto con suo fratello). La tarra (bora) che pe' sfonna' va a fare i provini e diventa attricetta di terz'ordine (e si innamora del fotografo). E compagnia cantante.
8. Moccia sta in fissa con le marche. Di vestiti, di auto, di motorini, di borse, di scarpe. Eccheccazzo. Sicuramente, tra quattrocento anni, quando lo studieranno come esempio di letteratura popolare di inizio secolo, i critici avranno tutti gli elementi per ricostruire perfettamente lo stile di vita del primate uomo del 2006. E chissà se penseranno che si stava meglio quando si stava peggio.
9. Sto disperatamente cercando di prenotare un faro per le mie prossime vacanze, con sommo terrore di chi mi sta intorno.
10. L'ammmore esiste. E di solito, trionfa pure.

E ora, Ammaniti. Mi sto punendo, lo so. Sarà l'illogica allegria di cui sopra.

lunedì, 19 marzo 2007

Grazie a dio è lunedì

Le novità salienti del week-end comaresco sono sostanzialmente due.
La prima è che la nostra imprevedibile e inarrestabile 002 è entrata di diritto nell'olimpo dei filosofi contemporanei, rilasciando un'intervista a Repubblica. Sabato, cronaca di Torino, pagine culturali. Ehsssì. Annoveriamo nella cumpa una donna di un certo spessore intellettuale. Titolo dell'articolo in questione: le Mocciose. Terza colonna, prima riga. Sì, sì, avete capito bene. È proprio lei. Nina, la strafan tardona di Moccia che approfitta del meeting con l'autore da Feltrinelli per esternare una sua preziosa dissertazione: "Quest'ultimo libro [il che lascia supporre un'attenta disamina anche dei precedenti] non parla solo di adolescenti. È un po' alla Muccino... tratta del mondo dei trentenni. E sì, noi trentenni siamo davvero così". Amen. Qui la si perdona soltanto perchè 002 è un'onnivora divoratrice di letteratura, e dunque quando la media di libri ingoiati è così alta, ci sta pure un Moccia tra un romanzo politico e un autore russo sconosciuto.
La seconda fondamentale notizia è che la settimana lavorativa di tutte noi è iniziata con profonde occhiaie. Sì, già di lunedì. E per questo ringraziamo pubblicamente IsaB per la cena meravigliosa di cui si è fatta carico. E i nostri cari bagagli, che alle tre del mattino di una domenica sera qualunque di un marzo qualunque sorseggiavano l'ennesimo cocktail nell'aria salmastra del Garota de Ipanema, prezioso localino brasiliano nel cuore di una Torino deserta. Sarà stata l'insegna blu al neon lampeggiante. Ma alle tre del mattino di una domenica qualunque di un marzo qualunque, tra papponi, culi che sfidano la gravità, tette velate da paillettes e luci psichedeliche, 001 e Miss Stile 006 si agitavano in pista senza remore al ritmo di Obsession.

martedì, 13 marzo 2007

Nel greto della nostra intimità, a volte le parole si prosciugano

Don't ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody.

Entrai alla scuola Holden di Torino, per la prima volta, in un'assolata mattina di giugno. Il mio sguardo fu immediatamente catturato dalla frase di Salinger che campeggia nera, a caratteri cubitali, sul muro bianco. Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate. Ebbi voglia di fuggire, infastidita. Da lì, da quelle parole amplificate nella mia mente come un monito inquietante. Non io, che ho sempre fatto della parola il mio manifesto programmatico. Della conoscenza dell'altro la mia religione. Dell'intimità e della confidenza la mia filosofia integralista. Non lì, in un luogo deputato al racconto di sé e dell'altro, all'indagine delle viscere profonde, all'analisi delle complessità. Spesso, negli anni a venire, in molti tentarono di convincermi della bontà di quel verbo. Nella discussione teorica ma soprattutto nella pratica, dimostrandomi quanto può essere pericoloso lasciarsi scavare l'anima e quanto male fa quando nudo come un verme ti ritrovi solo tra la folla, prosciugato, volubile ed esposto. A trent'anni, in un mondo dove giocare in difesa sembra l'unica regola possibile, forse ho interiorizzato il concetto. Ma continuo a non condividerlo, e a non praticarlo.

Perchè un rapporto umano vale comunque la pena di essere vissuto. Perchè ho ancora più paura di una malattia che potrebbe devastarmi la vita piuttosto che di una persona che potrebbe ferirmi. Una persona che non ho capito, che non mi ha capita. E penso ancora che se smantellassimo quei muri dietro i quali troppo spesso ci trinceriamo, forse, questo mondo potrebbe essere migliore. Se non altro, un po' più facile.

lunedì, 05 marzo 2007

Torino è casa mia

Questa è una guida a Torino.
E Torino è Torino.
Non è una città come un’altra.

Oltre a essere la mia città, Torino è anche la mia casa. E come ogni casa contiene un ingresso, la stazione di Porta Nuova, una cucina, il mercato di Porta Palazzo, un bagno, il Po, e poi naturalmente il salotto di Piazza San Carlo, e quel terrazzo che è il Parco del Valentino, e il ripostiglio del Balon, e una quantità di altre cose e di altre storie.
Aprire questo libro è un po’ come entrare in casa nostra. Mia. Vostra.

Torino è casa mia.
Giuseppe Culicchia, 2005. Collana Contromano, Edizioni Laterza, 9€.
postato da: 003 alle ore 11:20 | link | commenti (7)
categorie: viaggi, musica, cultura, libri, casa, vacanze, arte, cucina, torino, attualità, olimpiadi, murazzi
mercoledì, 28 febbraio 2007

Musica di musica. Alias perchè Sanremo è Sanremo.

Il festivalone nella nostra telefunken originale anni settanta -rigorosamente b/n- ha il gusto un po' retrò di quando ero bambina e ci si radunava tutti sulle poltrone del salotto. Perchè Sanremo è Sanremo, e potevamo stare alzati fino a tardi per vedere i titoli di coda. Mio padre si attrezzava almeno un'ora prima dell'inizio con cavi, jack, spie e quant'altro la tecnologia di allora permettesse, in modo tale da registrare le canzoni direttamente dalla tv alla musicassetta che avremmo ascoltato fino a consumare il nastro, alternandola finalmente a Bimbo Mix e Cristina D’Avena. Dopo due giorni mio fratello e io sapevamo tutte le canzoni a memoria, e giocavamo atteggiandoci davanti a un microfono di gommapiuma. Una decina di anni più tardi, ci saremmo ritrovati adolescenti nelle strade di Sanremo a inseguire con la mia improbabile y10 verde la limousine di Warren G per strappargli un autografo o imbucati con un look imbarazzante a un superparty dei Fugees decisamente cool grazie a una sedicente giornalista di una rivista hip hop che dubito sia mai stata in commercio.

Questo per dire che il mio è un debito, una perversione, un’abitudine scellerata. Non posso fare a meno di stare qui, davanti alla nostra telefunken originale anni settanta, rigorosamente b/n, a sciropparmi la maratona. Sarà che in fondo e ancora Sanremo è soprattutto Sanremo, con tutti quei carrugi e quelle piazze e quelle vie luccicose in cui ho trascorso estati e inverni in compagnia delle mie frequentazioni della riviera, e quando mi sciorinano le immagini da cartolina, seppure seppiate, mi si apre il cuore. Sarà che a me la musica piace, comunque e sempre, e non me ne frega nulla di fare l’intellettualoide sprezzante del nazionalpopolare. Mi piace, voglio sentire, voglio capire, voglio criticare a ragione del mio istinto e del mio scarsissimo bagaglio, senza attenuanti culturali o pregiudizi da indie per forza. Sarà che poi tutto questo ti torna utile, nella vita. Nelle serate di chitarra quando il canzoniere di Baglioni l’abbiamo esaurito e allora si comincia con i vincitori e i vinti del festivalone.
I dimenticati e gli indimenticabili.

E dall’alto della mia ignoranza già canticchio il ritornello dei Facchinetti father&son -non so e non voglio sapere se sia un bene o un male-, adoro l’incredibile macchina lessicale di Silvestri e aborro le dietrologie sulla sua paraculaggine, gioco alla ricerca del plagio -del resto, le note sono 7 e le combinazioni matematicamente finite-, e a momenti mi commuovo davvero mentre canta Gaetano Curreri.




postato da: 003 alle ore 23:31 | link | commenti (7)
categorie: musica, cultura, ricordi, vacanze, blog, passato, ex , attualità, sanremo, dipendenze, 2007
martedì, 13 febbraio 2007

Buon compleanno, Hiroshima Mon Amour

Quando ero pischella e stavo al paesello, i miei amici più grandi e più alternativi frequentavano abitualmente l’Hiroshima Mon Amour, nella city. Purtroppo, i miei non gradivano che io mi facessi scarrozzare nella notte nera e nebbiosa dai neo-patentati piuttosto dediti all’alcool ai quali solevo accompagnarmi, così le mie scelte serali oscillavano tra cinema, bowling, la panchina dei giardinetti sotto casa e il bar del paese (tutti luoghi che ora evito con destrezza). Sarà per questo che ricordo ancora con una certa dolciastra nostalgia quella prima volta in cui fui tesserata e varcai la soglia del tempio della musica torinese, allora ancora situato in via Belfiore, nella vecchia sede. Suonavano i Fratelli di Soledad, le due stanze erano zeppe di gente, birra e fumo e io mi sentivo spaesata come un pesciolino fuori dall’acquario. Sono passati parecchi anni, da allora, e centinaia di concerti e serate zeppe di gente, birra e fumo, per me. E per Hiroshima ancora di più, dalla sua prima volta. 20 anni e migliaia di artisti, su quel palco, nei camerini, al bancone del bar. E per celebrare la ricorrenza, molti amici e musicisti tornano a calcare la scena, in formazioni originali o inedite, in accostamenti bizzarri, in jam session interessanti. Tutto questo, e molto di più, accade da martedì 13 a sabato 17 febbraio, appunto, all’Hiroshima Mon Amour in via Bossoli 83.

Ecco la bellissima cartolina con il programma, che potete trovare, con tutte le info del caso, anche su www.hiroshimamonamour.org.

cartolina-compleannoweb

postato da: 003 alle ore 09:28 | link | commenti (5)
categorie: musica, cultura, ricordi, amicizia, passato, torino, alcool, sbronze, 2007
venerdì, 26 gennaio 2007

Che notte, che notte quella notte!

Rapido aggiornamento sulle molteplici proposte torinesi per il week-end, nel caso foste alla ricerca di un'ispirazione. Stasera in piazza Vittorio l'inedita coppia Pedrini&Grignani. Della serie mai più senza. Noi comari per altro stasera c'abbiamo da brindare, quindi potreste incrociare una compagine di folli che si aggirano deliranti tra le vie del centro. Potreste.
Domani sera, come già strombazzato su queste pagine, notte bianca in onore della conclusione dell'Universiade. Programma, logistica, cazzi e mazzi qui.

Giusto perchè non pensiate di avere a che fare con delle alcoliste smandruppate e dedite al puro divertimento fine a se stesso, mi preme ricordare che domani è soprattutto il Giorno della Memoria. Ecco il programma delle iniziative e delle celebrazioni dedicate in Torino.

Fino a domenica, in varie sedi continua anche il Piemonte Share Festival, manifestazione che indaga attraverso conferenze, incontri e performance i contenuti e gli strumenti della comunicazione contemporanea, i nuovi media, l'arte digitale (o net.art). Il programma è ricchissimo e secondo me vale la pena fare un salto a qualche dibattito (ad esempio, sabato 27 alle 16.00 all'Accademia Albertina si parla di musica, produzione ma soprattutto distribuzione: Mp3, Napster, I-Tunes, E-mule, MySpace, Second Life) perchè, per quanto siate profani come me, gli argomenti sono di quelli che stuzzicano il cervello, le riflessioni, le idee. E non fa mai male.

Musica musica musica anche a sPAZIO 211, dove sono di scena sabato sera Non Voglio Che Clara e dove lunedì 29 gennaio invece si terrà il solito tributo a Gigi Restagno, nel decennale della sua scomparsa.

Bene, quindi buon week-end a tutti e fate i bravi. Io, d'altro canto, ora corro a infilarmi sotto al piumone e a farmi di tachipirina, per combattere la febbre e avere almeno la forza, stasera, di sollevare il bicchiere. Cheers.








sabato, 20 gennaio 2007

Vorrei comprare una strada

Torino ieri sera era bellissima. Complice un clima decisamente apocalittico, piumini in naftalina, maglioni sbottonati, file davanti alle gelaterie del centro. Una stellata timida e tremula sopra le nostre teste, la gente che si è riversata nelle strade, colonizzando i portici, affollando i locali, accalcandosi di fronte al palco di piazza Vittorio. L’aria calda di una primavera inoltrata, quella controllata frenesia olimpica, la necessità di respirare, di stare fuori, di godere degli scorci illuminati. I torinesi hanno imparato la lezione, davvero. Hanno abbandonato il grigiore negli armadi per credere alla loro città, per viverla fino in fondo. Casa Universiade brulicava di giovani dai colori sgargianti, un gruppo punk (o garage?) ritmava i bassi tra un vodka lemon e l’altro, tra una sigaretta in una notte decisamente troppo calda per essere in gennaio e il chiacchiericcio di sottofondo. Siamo tornati a casa un po’ brilli, confusi dall’alcool e da quell’atmosfera di festa alla quale stentiamo ancora ad abituarci. Stasera si replica, e così è, se vi pare, per tutta la prossima settimana.
mercoledì, 17 gennaio 2007

Torino, crazy4u

Lo scorso anno, di questi tempi, si era alle prese con il delirio collettivo in preparazione delle Olimpiadi. Torino era come una distinta signora prima di un appuntamento galante di una certa importanza. Estetista, parrucchiere, maschere e massaggi. E poi fondotinta, ombretto, la scelta oculata dell'abbigliamento più adatto. In trepidante attesa, davanti allo specchio e alle sue mille aspettative. Il freddo stritolava la città in una morsa di ghiaccio secco, mentre i più improvvisavano nelle piazze danze propiziatorie ad abbondanti nevicate.
Anche a questo, serve un blog. A ricordarci dove eravamo, dove stavamo andando e a che punto della strada ci si era fermate per un attimo a scattare quella fotografia.
Ed ora, eccoci qui di nuovo. Sapienti mani di vernice giallo sulfureo dall'odore nauseabondo hanno cancellato il rosso cinabro olimpico, operatori ed esperti scrutano il cielo alla ricerca di un segno d'inverno, delegazioni in giacche a vento colorate sono tornate ad animare le nostre strade come in un dejà-vu che ci frastorna parecchio. Oggi si ricomincia.
La fiaccola, i tedofori, la cerimonia di apertura. Qui Torino, Universiade Invernale 2007.
Giusto un paio di dritte, nel caso in cui qualcuno si trovasse alla disperata ricerca di info dell'ultimo minuto. La Medals Plaza sarà allestita in piazza Vittorio Veneto, e sul palco si alterneranno nell'ordine: Africa Unite (giovedì 18), Le Vibrazioni (venerdì 19), Mi Casa Es Sonica feat. Milena Lovesick, Sikitikis, Groova Dep. (Ninja & C-Max) (sabato 20), Caparezza (domenica 21), Giuliano Palma & The Bluebeaters (lunedì 22), Gotan Project (martedì 23), Goran Bregovic and the Wedding and Funeral Band (mercoledì 24), Motel Connection (giovedì 25), Omar Pedrini e Gianluca Grignani (venerdì 26), Frankie Hi NRG (sabato 27).
Tutto gratis e tutto senza bisogno di inviti, tagliandi, tessere punti.
Dentro al Palazzetto Aldo Moro, di fianco a Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche dell'università di Torino, via S.Ottavio), c'è invece Casa Universiade, uno spazio-laboratorio con un fittissimo calendario di incontri, musica live, aperitivi sonorizzati, dj set.
Programma dettagliato qui.
Sabato 20 notte bianca a Bardonecchia, sabato 27 chiusura e notte bianca finale a Torino - sempre che le mie fonti siano affidabili.

Ah, già. Ci saranno anche le gare, le partite e lo sport e tutta quella roba lì, immagino.
Uff, che noia. Sta tutto qui, comunque. Invece le info logistiche cercatele qui.

A buon intenditor, poche parole.
giovedì, 11 gennaio 2007

Londra, crazy4U*

Il trombettista mi regalò 5 giorni a Londra per il mio compleanno, un paio di stagioni fa. In realtà, come spesso accade, quel viaggio rappresentava più una sua smania che un desiderio che io avessi mai palesato. Per questo, e sapendo bene che sono metereo(s)pa(s)tica e mal tollero i climi freddi e umidi, era piuttosto terrorizzato dall'idea che io potessi patire le pene dell'inferno e detestare cordialmente la città grigia per eccellenza dopo dieci minuti dallo sbarco. Arrivammo in ostello, a Soho, in piena notte, percorrendo Oxford Street a piedi, trolley alla mano, in un deserto catatonico e surreale di luci al neon, sporadici taxi e aria unta di kebab. L'ostello era pulito, delizioso e colorato, un po' centro sociale un po' residenza da boyscout cattocomunista. Il mio inglese funzionò al primo colpo senza tentennamenti né balbettii. Ma il colpo di fulmine, quello vero, dritto al cuore, fu il mattino successivo. Il cielo era acciaio pesante, l'aria bagnata ma non fredda, e Oxford Street un fiume in piena di uomini e donne accelerati con il bicchiere di caffè in mano. Tutti sembravano avere uno scopo, un obiettivo, una destinazione precisa. Regolari, ordinati, precisi. Un'umanità. Lì, immobile sul marciapiede di Oxford Street, affascinata da quell'umanità in movimento, mi innamorai di Londra e delle sue mille sfaccettature. Perchè Londra è la follia frenetica di Piccadilly Circus, è la magia natalizia di Covent Garden, è il vintage di domani del mercato di Camden, è una rilassante camminata nel verde di Hyde Park, con i ragazzini che si allenano a baseball con le divise tutte uguali e i poliziotti a cavallo, è il fascino misterioso di Brick Lane, il nuovo quartiere di tendenza nelle cui strade si aggirava Jack lo Squartatore, è un tramonto sul ponte dietro la Tate Gallery, è la passeggiata notturna in una Notting Hill immersa nel sonno, è il melting pot di Brixton. Londra è davvero tanto, e tutto insieme, a poche fermate di metropolitana.

*ho volutamente citato il claim dell'Universiade 2007, che Torino e il Piemonte ospiteranno dal 17 al 27 gennaio. Giusto per non farci mancare nulla. Del resto, Passion lives here eTorino always on the move. Prestissimo vi daremo delle dritte su quello che non potete perdervi.

postato da: 003 alle ore 16:48 | link | commenti (1)
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martedì, 02 gennaio 2007

Io sono un clown e faccio collezione di attimi

Detesto cordialmente i bilanci, preventivi o consuntivi che siano. Ho con il destino un rapporto altalenante, a tratti credo alle stelle cadenti e a tratti so con certezza di poter contare solo sulle mie forze, sulla mia testa quando riesce ad essere minimamente lucida, sulla ragionevolezza di ogni dubbio. Non chiedo nulla a questo nuovo anno che non sia esattamente ciò che sceglierò di vivere del tutto per caso, come sono putroppo abituata a fare, lasciandomi affondare dalle scelte che non ho il coraggio di compiere e dagli errori che non saprò evitare e scivolando incosciente dentro alle porte giuste un attimo prima che si chiudano dietro alle mie spalle, invece che davanti al muso. Vorrei essere capace di stilare una lista di buoni propositi da mantenere almeno fino alla prossima settimana, ma le uniche promesse che intendo suggellare con me stessa sono di camminare sempre a testa alta per guardare il cielo, continuare a svegliarmi cantando e imparare una volta per tutte a godermi gli istanti, invece di proiettare il mio cervello avanti come una biglia impazzita.

Io penso troppo al mio futuro, ci penso troppo e vivo male.
E penso che tra più di un anno cambieranno i miei progetti,
e penso che tra più di un anno avrò nuove verità.
Ma tu non farmi questo errore, vivi sempre del momento.
Cogli il giorno e tanto amore...


E se invece proprio si deve guardare indietro, l'anno finito nel camino dello chalet a mezzanotte di domenica è stato intenso e sfiancante, fin troppo prodigo di regali esaltanti, noiose infiammazioni nervose e fastidiose ferite superficiali. Tante fotografie stanno lì nelle cartelle e nei cd a ricordare momenti magici, sorrisi disarmanti, chiacchiere speciali. Il rifugio ghiacciato, le Olimpiadi delle Comari, bocciofile infrasettimanali a stemperare tensioni, 3 giorni di Sardegna che valgono un'estate, concerti, teatri, mostre, musica, shopping, caffè, aperitivi. Un campeggio in Calabria da pensare quando manca l'aria, una città da vivere con amore in giornate azzurre e ventilate come oggi, matrimoni, bambini, fidanzati che vanno e vengono, lavori che inghiottiscono come sabbie mobili, sentimenti che si agitano e ci agitano, notti insonni da riempire di parole. Ma un ricordo, su tutti, mi vale l'anno. E non è l'atto di proprietà di una casa, non è la firma su un contratto a tempo indeterminato, perdonatemi.
13 luglio 2006, Parco della Pellerina, Traffic Torino Free Festival. Il sorriso di Manu Chao, i suoi occhi, quella carica magnetica impagabile. L'energia della sua musica e l'adrenalina che si alzava da quegli ottantamila corpi verso il cielo nero e carico di pioggia, l'umiltà e la profonda umanità delle sue parole. E tutti i significati che quella notte hanno ipnotizzato il mio cuore.

Bienvenida a Tijuana, bienvenida mi amor,
de noche a la mañana, bienvenida mi amor...
Bienvenida mamacita, I'm in ruta Babylon
Bienvenida la cena, sopita de camarón...
Calavera no llora, serenata de amor
Calavera no llora, no tiene corazón
[...] Bienvenida mi suerte, a mi me gusta el verte
Bienvenida a Tijuana, bienvenida mi amor
Bienvenida a Tijuana, bienvenida la muerte
[...] Welcome to Tijuana, tequila, sexo y marihuana

Coriandoli a Natale#2 - gli accordi

Ho notato che li cercate in molti, quindi eccovi accontentati. Li condivido volentieri, sono sicura che venga meglio a voi. Nel mio passaggio dita tra Sim e Fa#m di solito la gente va a prendersi un caffè e si fuma una sigaretta.

Sim FA#m
Sim Fa#m
E' inutile sai,
SOL LA
il male che fa
MI
il peso di un bacio.
SOL MI
L'hai dato soltanto
SOL SIm-FA#m
perchè eri da solo.

SIm Fa#m
La colpa dov'è?!
SOL LA
Qua intorno non c'è
MI
Sai dirmi tu dov'è?!
SOL MI
In un giorno che piove

SOL RE
Un giorno che tu
LA SIm FA#m
ti senti inutile
SOL FA#m MI
Coriandoli a natale
RE LA
Ed ancora troppo
SIm FA#m SOL FA#m MI
troppo stanco per ricominciare.
LA
Ma scometto che poi..
SIm Fa#m
Tu te ne andrai

Sim FA#m
E' semplice ma..
SOL LA
ma non dire che
MI
la vita ti prende
SOL MI
soltanto alle spalle.
SOL RE LA SIm FA#m
Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.
SOL FA#m MI
Coriandoli a Natale
RE LA
Ed ancora troppo
SIm FA#m SOL FA#m MI
troppo stanco per ricominciare.
RE LA
Ed ancora troppo
SIm FA#m SOL FA#m MI
troppo stanco per ricominciare.

RE LA
In un giorno che
SIm FA#m
ti senti inutile
SOL FA#m MI
Coriandoli a Natale
LA
Ma scommetto che poi..
SIm Fa#m
Tu te ne andrai

SIm Fa#m
E' inutile sai,
SOL LA
il male che fa
MI
il peso di un bacio.
SOL MI
L'hai dato soltanto
SOL RE LA SIm FA#m
perchè eri da solo
SOL FA#m MI
Coriandoli a Natale
RE LA
Ed ancora troppo
SIm FA#m SOL FA#m MI
troppo stanco per ricominciare.
LA
Ma scometto che poi...
SIm Fa#m
Tu te ne andrai
SIm Fa#m
Tu te ne andrai
SIm Fa#m
Tu te ne andrai
postato da: 003 alle ore 11:52 | link | commenti (12)
categorie: musica, cultura, cazzate, arte, blog, torino, natale


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